Sono stanco. Sono sfiancato politicamente. Ormai i pugni presi dalla questa situazione politica mi hanno messo a tappeto. Il mio livello di fiducia nei confronti di quello che è succede a Roma ha raggiunto i minimi storici. In cosa posso credere adesso? Avevo un presidente della Camera comunista e invece di scoperchiare le pentole si è messo a fare "il paladino delle istituzioni". Avevo un presidente del consiglio che inizialmente odiavo e che alla fine ho imparato ad apprrezzare sorattutto per la sua capacità di essere immobile di fronte alla tempesta della sua coalizione. Aveva una passione per la sinistra monocraticamente rossa e invece mi ha deluso continuando a far sgambetti, arroccandosi sui soliti, anche se comprensibili, principi di giustizia sociale. Speravo in un salto di qualità da parte di tutti, un pizzico di malizia, una pompata di furbizia, invece niente. Tutto ci sta scivolando dalle mani, tutto sfuma nel già visto e nel già successo.
A questo punto la mia condizione assomiglia a quella di altri milioni di italiani che dicono: "Sinistra- destra tutto uguale". Questo pensiero di scarnifica il cervello. Non voglio trasformarmi nelle persone che ho sempre disprezzato.
Toccato il fondo del pozzo adesso forse arriva il momento di cambiare strategia. Cercare soluzioni alternative alla politica tradizionale, immaginare nuove forme di lotta che escano da schemi ormai troppo conosciuti anche dal nemico che abbiamo di fronte. Sto leggendo "La leggenda dei monti naviganti", un viaggio attraverso luoghi e persone che in montagna hanno formato la loro Resistenza. La resistenza alla politica-smargiassa, la resistenza allo sfacelo ambientale, la resistenza alla mancanza di relazioni tra le persone, la resistenza allo scorrere del tempo.
Questo libro mi ha stimolato a pensare che forse bisogna cambiare punto di vista, fare un passo indietro e ripartire dal "Via" per capire cosa manca, quale mattone è stato tolto e ha causato la caduta del muro. Inutile sottolineare che la politica la facciamo noi e se qualcosa va storto di sicuro dobbiamo prenderci le nostre colpe.
Non voglio certo convincervi a scappare tutti i montagna ma solo a pensare dentro di voi (sottoscritto compreso) quale nostro atteggiamento squilibrato è stato solamente amplificato dai nostri rappresentanti a Roma.
Vi lascio con qualcosa di più simpatico del mio scribacchiare.